
Con 32 voti favorevoli, 19 contrari e un astenuto, la Regione Sardegna è la seconda in Italia, dopo la Toscana, ad aver approvato una legge regionale che regola il suicidio medicalmente assistito, un nuovo passo verso i diritti umani e la libertà di scelta.
La nuova normativa si rivolge alle persone affette da patologia irreversibile, dipendenti da trattamenti vitali, che esprimano una volontà libera e consapevole.
Le procedure prevedono la verifica dei requisiti da parte di una commissione multidisciplinare e del comitato etico territoriale, con tempi certi di risposta.
Tutte le prestazioni sanitarie sono garantite gratuitamente dal Servizio Sanitario Regionale.
Restano alcuni nodi da sciogliere.
Il Governo potrebbe impugnare la legge, come già accaduto in Toscana, sostenendo che la materia richieda un intervento nazionale.
La norma sarda, infatti, colma un vuoto legislativo ma mette in evidenza l’urgenza di una disciplina a livello statale.
Inoltre, diverse associazioni e operatori sanitari richiamano l’attenzione sull’importanza di potenziare le cure palliative, affinché la scelta del fine vita non sia dettata solo dalla sofferenza.
Per molti si tratta di un atto di civiltà, che garantisce dignità e libertà a chi vive condizioni di sofferenza estrema.
Per l’associazione NABA, da sempre impegnata nel promuovere il rispetto dei diritti e l’autodeterminazione della persona, questo provvedimento rappresenta un passaggio significativo e invita a una riflessione profonda sulla responsabilità collettiva nel tutelare le scelte individuali.
Il successo della legge dipenderà dalla rapida attuazione delle procedure sanitarie, dall’equità di accesso su tutto il territorio regionale e dal dialogo con il Governo per evitare conflitti istituzionali.
